Assetto territoriale Parco Est delle Cave

Anno
2008
Titolo
Linee guida dell’assetto territoriale e prime indicazioni operative per le aree del comune di Brugherio comprese nel Parco Est delle Cave
Luogo
comuni di Brugherio, Carugate, Cernusco sul Naviglio, Cologno Monzese, Vimodrone
Committente
Comune di Brugherio

Gruppo di progettazione: ALBORI architetti associati, arch. Francesco Borella, arch. Pierluigi Marchesini Viola, arch. Elena Recine, arch. Paola Serventi

Il territorio del Plis di 573 ht è al centro di un quadrilatero della superficie di circa 4.600 ht, delimitata da quattro corsi d’acqua e relativi corridoi ecologici: due naturali disposti in direzione nord sud (fiume Lambro- torrente Molgora), due costituiti da canali irrigui, disposti in direzione est ovest (canale Villoresi a nord – naviglio della Martesana a sud).

Il Plis mette in connessione tra loro due presenze paesistiche strutturanti del palinsesto territoriale metropolitano: il Canale Villoresi a nord, fuori dal perimetro del PLIS, ma collegato ad esso da aree verdi nel territorio di Monza e quello del Naviglio Martesana a sud, nel territorio di Vimodrone. Tra le  connessioni, a nord il PLIS può trovare una (non facile) continuità verso il Parco della Cavallera e a sud della Martesana con il Parco delle Cascine di Pioltello e col Parco Agricolo Sud Milano.

Lo studio è stato finalizzato alla stesura delle prime linee di assetto territoriale sul perimetro proposto dai cinque comuni. Ha aggiornato e approfondito un precedente studio (1989 Coriter di Milano), riguardante un “progetto di parco intercomunale nei Comuni di Brugherio, Carugate, Cernusco sul Naviglio”. A esito dello studio il Plis Parco Est delle Cave è stato riconosciuto nel 2009 sul suo nuovo perimetro e nel 2012 ulteriormente ampliato delle aree agricole a nord di Cernusco sul Naviglio.

Alla conclusione dell’approfondimento del quadro conoscitivo, per rendere immediatamente evidenti gli scenari di trasformazione è stata proposta una visione d’insieme “anteprima” di un assetto territoriale possibile  del futuro PLIS, con una prima ipotesi di mix funzionale, di rapporti ponderali tra le funzioni previste, di quadro d’insieme paesaggistico ed ambientale .

L’analisi ha riconosciuto quali sono le componenti di lettura del paesaggio e indicato quali sono gli attori del territorio capaci di operare un processo di prima trasformazione delle aree Plis.

Il primo è rappresentato dalle aree agricole, che mantengono caratteri di discreta omogeneità morfologica fondiaria e del reticolo idrografico superficiale. Si è proposto un diverso orientamento colturale verso un’agricoltura più integrata alla città, ai cittadini e alla cura del territorio, anche nelle sue valenze ambientali e paesistiche, con l’obiettivo e la preoccupazione di ottenere una corretta mediazione tra l’ habitat dell’uomo e quello per le altre le specie viventi.

Un secondo attore è il sistema delle cave, nella loro varietà e articolazione (cave che proseguono l’attività estrattiva, altre dismesse e riconvertite ad uso pubblico, altre ancora dismesse ma non recuperate),  che configura una serie di luoghi attrattivi in grado di qualificare dal punto di vista paesaggistico e fruitivo alcuni punti fondativi dell’identità del Parco. L’effettiva valorizzazione paesaggistica sarà l’esito dalla qualità dei progetti di ripristino, recupero, compensazione ambientale e dalla capacità dell’ente pubblico di coordinarli e renderli coerenti con gli obiettivi del parco.

Un’ altro elemento progettuale  proposto è la linea dorsale di connessione, di strutturazione, di ricucitura del futuro parco: un percorso ciclopedonale o rete di percorsi ciclo pedonali coincidenti con i principali corridoi ecologici. Il corridoio ecologico del Parco diventa la localizzazione preferenziale di una rete di mobilità dolce: la trama dei percorsi poderali e interpoderali esistenti si offre come base per la formazione di un sistema ciclo pedonale, finalizzato tanto alla mobilità quotidiana quanto a quella del tempo libero, che innervi il Parco ma che sopratutto sia parte di un sistema di mobilità lenta più vasto ed esteso all’intero settore metropolitano, dalla Cavallera a nord alla Martesana e Sud Milano a sud, ma anche per il Molgora e attraverso la Media Valle Lambro al Parco di Monza.

Le aree attrezzate individuate nel parco  prevalentemente destinate al gioco, a punti di ristoro, a luoghi di sosta, a piccole attrezzature sportive, tutte comunque fortemente caratterizzate come articolazioni del verde; aree localizzate in prossimità delle cave recuperate, ma in parte anche in altri punti del parco, in particolare lungo i bordi, in corrispondenza dei principali punti di affaccio sul Parco del tessuto edificato. Tali aree assolvono alla funzione di attrezzature al servizio dell’edificato,  per consolidare la stessa destinazione a parco in punti maggiormente esposti alla pressione edificatoria.

Lo studio ha evidenziato come le aree boscate dovranno progressivamente acquisire una maggiore rilevanza ponderale all’interno del Parco, attraverso un’azione di forte potenziamento dell’equipaggiamento vegetale, anche all’esterno delle aree strettamente boscate e in particolare all’interno delle aree agricole, ricco e articolato in tutta la vasta gamma delle sue possibilità e connotazioni: prati, boschi, cedui di ripa di fontanile, filari di ripa, siepi, barriere vegetali miste, senza escludere neppure gli impianti arborei a rapido accrescimento.

Questo territorio è anzitutto segnato da un sistema infrastrutturale fortemente impattante (strade, ferrovie, elettrodotti) che lo interrompe, lo taglia, lo compartimenta casualmente, lo ferisce e lo condiziona in profondità. Le linee guida hanno assunto il disegno astratto delle infrastrutture come condizione e limite progettuale invalicabile, anziché cercare di mimetizzarlo o ignorarlo,  come matrice del sistema del verde del nuovo parco, da verificare in termini di  compatibilità con altre esigenze, ad es. agricole, e di risultato paesaggistico a livello di progetto.

Uno dei primi obiettivi del parco condotto direttamente dagli enti pubblici è la bonifica ambientale, il recupero di queste aree di piccolo degrado, in parallelo con risposte adeguate ai fabbisogni sociali reali sottesi (pensionati – orti urbani del Parco, puliti e razionali).